Dicembre 20, 2011
Guida alla meritocrazia

Battersi per la regolarità dei concorsi universitari in Italia è possibile. Ed è possibile vincere. Ecco come ha fatto un gruppo di ricercatori precari in occasione di un recente concorso presso l’Università del Piemonte Orientale. Grazie a questa “Piccola Guida Ragionata” il virus della trasparenza potrebbe diffondersi ovunque.

Come impedire a Caligola di far diventare ricercatore il suo cavallo (guida alla sopravvivenza del ricercatore precario nell’Università italiana)


Avete seguito le vicende del concorso da ricercatore in Economia Politica presso l’Università del Piemonte Orientale, sede di Alessandria? Tutto è cominciato due settimane fa, quando sono circolate le prime notizie sulla decisione della commissione giudicatrice di far vincere la candidata relativamente meno meritevole tra i tredici partecipanti (http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/433247/).

La vincitrice designata, a differenza di tutti gli altri 12 candidati, non presentava alcuna pubblicazione su rivista, né internazionale né italiana. Aveva invece al suo attivo 8 capitoli su libro, di cui 6 scritti in collaborazione con il presidente della commissione del concorso, e i restanti 2 pubblicati su volumi curati dallo stesso presidente della commissione.

Nel frattempo è successo di tutto: la mobilitazione, iniziata su Facebook, ha portato un gruppo anonimo di giovani ricercatori a pubblicare una Lettera aperta al Rettore sul Web, http://petizionesecsp01.wordpress.com/. La lettera ha raccolto l’adesione di più di 1300 accademici in ogni angolo del mondo, da Harvard alla Sorbona, dalla London School of Economics alla New York University. E’ rimbalzata dai giornali al Ministro dell’Istruzione, per arrivare infine sulla scrivania del Rettore, dove già da qualche giorno giacevano gli atti del concorso in questione. Uno dei tre commissari ha sentito l’urgenza di prendere pubblicamente le distanze dalla decisione della commissione, con una irrituale lettera aperta ai quotidiani e alla Società Italiana degli Economisti. E’ di venerdì la notizia che il Rettore dell’università non ha approvato i verbali del concorso e li ha rinviati alla commissione. “Ci sono irregolarità”, ha fatto sapere in un comunicato stampa. Verosimilmente l’esito del concorso cambierà.

Il meccanismo della trasparenza ha funzionato a meraviglia: è bastato esporre in maniera chiara e oggettiva un quadro comparativo della produzione scientifica dei candidati (http://petizionesecsp01.files.wordpress.com/2011/12/concorso-alessandria-322.pdf) e far notare a tutti i palesi conflitti di interesse del membro interno per mettere in moto la valanga. Questa è una buona notizia: significa che l’ambiente accademico italiano è sano abbastanza da indignarsi di fronte decisioni evidentemente indifendibili. E anche che, forse, il meccanismo può essere utilizzato di nuovo in futuro.

Possiamo essere soddisfatti per ora? Sì, certamente. C’era una vincitrice designata che, in qualità di coautrice, era evidentemente legata al presidente della commissione ma che dal punto di vista scientifico non reggeva il confronto con nessuno degli altri candidati. Ora è probabile che la stessa o una nuova commissione ribalti questo risultato.

Servirà per il futuro? Nell’immediato crediamo di sì. Ma ricordiamoci che procedure di valutazione comparativa come quella di Alessandria saranno alla base dell’assegnazione dei posti da ricercatore a tempo determinato (RTD) che, “grazie” alla riforma Gelmini, regoleranno il reclutamento dei giovani accademici nei prossimi anni. E’ probabile che in futuro altri commissari tenteranno di far prevalere dei loro candidati anche a dispetto di inoppugnabili differenze di merito.

E allora lasciamo qui, a beneficio dei ricercatori precari, una piccola guida ragionata a come si può tentare di raddrizzare un concorso nato storto. Nelle discipline economiche si tratta di casi estremamente rari, visto che la maggior parte dei concorsi avviene in modo trasparente e la selezione è piuttosto efficiente.

da MicroMega