Ottobre 22, 2010
Gli interessi dei giovani nel paese per vecchi

Il post di Mauro Maré sul paradosso francese – giovani che manifestano per mantenere un sistema pensionistico che li danneggia – pone alcune domande la cui grande importanza sta nel fatto che mai ce le poniamo davvero, convinti come siamo che le risposte siano ovvie.

Difatti “ovvio” è proprio l’aggettivo che Mauro usa per definire il “contrasto di interessi” tra generazioni. “Possibile che i giovani non abbiano capito …che per avere un futuro meno grigio, i figli dovranno chiedere una minore protezione per i padri…[e addirittura]… un innalzamento dell’età pensionabile molto al di sopra dei 62 anni”?

Ma proprio qui sta il punto. I giovani non l’hanno capito, e non solo in Francia, perché il “contrasto di interessi” è “ovvio” solo a un pugno di mosche, gente che frequenta questo sito e altri analoghi, che ha confidenza con problemi relativamente sofisticati di demografia, finanza pubblica e politica economica. Ma gente che, allo stesso tempo, proprio perché ha capito benissimo la portata potenziale del problema collabora con uno sforzo generico e generalizzato – una specie di congiura del silenzio – a non farlo esplodere.

La speranza di noi tutti – diciamocelo – è che i primi a prendere la grossa fregatura, cioè una pensione tardiva e di scarsissima consistenza monetaria, se ne accorgano quando è troppo tardi, cioè quando quelli che li hanno sfruttati godendo invece di una pensione precoce e consistente, sono morti o stanno morendo.

Lo sappiamo tutti ma ci guardiamo bene dal dirlo: l’unica soluzione giusta – se il termine giustizia ha ancora un senso – sarebbe quella di tagliare tutte le pensioni subito, comprese quelle in corso. Sarebbe di ricalcolare secondo i parametri del sistema contributivo gli assegni ora erogati col sistema retributivo, riducendoli di conseguenza. Sarebbe di innalzare l’età pensionabile subito per uomini e donni di quanto è ragionevole alla luce dell’aumento della speranza di vita, senza scalini, scaloni e altri intermezzi – lasciando la sola facoltà agli individui di anticipare entro certi limiti l’andata in pensione in cambio di un riduzione del proprio coefficiente di trasformazione.

Ma questo non si può fare – e forse nemmeno dire – per via di un tabù che recita: “i diritti acquisiti non si toccano”. E siccome i diritti acquisiti non si toccano non ci resta che creare un mercato del lavoro duale – garantiti e non garantiti – e un sistema pensionistico triale (si dice così?) – uno generoso per i vecchi di adesso, uno passabile per i giovani garantiti di adesso e uno avarissimo per i giovani non garantiti di adesso.

Già perché tutti i confronti che circolano tra il sistema retributivo e quello contributivo fanno per quest’ultimo l’ipotesi fortissima di lavoro dipendente classico per minimo 35 anni filati. E i sempre più numerosi lavoratori atipici che lavorano e lavoreranno on and off, ritrovandosi al momento della pensione con meno, talvolta molto meno, di 35 anni di contributi capitalizzati, per di più di modesta entità?

Sbagliando, continuiamo a ragionare con le categorie mentali dell’economia dei secoli passati. Grandi masse indifferenziate di operai e contadini salariati. Mentre la nostra è un’economia di servizi con sempre più lavoratori indipendenti, sempre meno operai e quasi nessun contadino.

Elenco qualche altro motivo, oltre a quella che ho chiamato “una specie di congiura del silenzio” per cui i giovani non prendono consapevolezza del problema.

Primo, l’ho già detto, bisogna fare due conti. Negli Stati Uniti varie indagini sulle inclinazioni dell’elettorato hanno dimostrato che più un candidato a una carica pubblica cita e maneggia numeri e fa ragionamenti astratti, meno viene eletto. Segno che alla maggior parte delle persone non piace fare due conti.

Secondo, si tratta – lo sappiamo, è una vecchia storia – di un futuro distante perché un giovane se ne preoccupi seriamente. Specialmente un giovane che ha il problema assai più immediato e pressante di trovare un lavoro stabile.

Terzo, sono soldi pubblici e i soldi pubblici nella maggior parte delle teste sono soldi di tutti e di nessuno, soldi che si creano dal niente e che non si esauriscono, soldi che violano il secondo principio della termodinamica. Le pensioni vengono insomma scambiate per un bene pubblico, ma purtroppo non lo sono affatto.

Quarto, l’interesse diretto di un giovane qualunque all’innalzamento hic et nunc dell’età pensionistica non è così evidente. Da un lato c’è un interesse astratto o lontano nel tempo – la sostenibilità della finanza pubblica, la propria futura pensione – dall’altro c’è il fatto concreto che ogni lavoratore anziano che NON va in pensione è un posto di lavoro, o una progressione di carriera, in meno.

Sì, lo so, la fallacia del lavoro come lump sum. Se c’è crescita economica (ma c’è, dove sta?) si creano altri posti di lavoro e il tasso d’occupazione aumenta. Ma questo è un altro ragionamento astratto. Che deve augurarsi un giovane che intraprende oggi la carriera universitaria, che gli ordinari continuino a poter andare in pensione oltre i 70 anni, o che si tolgano dai piedi ben prima?

Quinto, tra i parassiti sfruttatori ci sono i propri genitori. I quali con tutta probabilità sussidiano il presente dei figli con qualche trasferimento, oppure ne sussidieranno il futuro attraverso la trasmissione di un patrimonio intatto o accresciuto. Tutto ciò equivale, secondo me, a trasferire il nocciolo del problema dal governo alle famiglie – evitando al primo seri grattacapi e scelte difficili.

Per far prendere coscienza ai giovani servirebbero pensionati sfrontatamente bon vivant che si mangiano tutto, rendita e patrimonio, fino all’ultimo euro. Ma non ce ne sono molti in giro – almeno tra quelli che hanno figli.

Insomma per tutte queste ragioni, mi dispiace per Mauro ma non ci sarà, io credo, alcuna manifestazione di giovani precari contro gli interessi dei vecchi privilegiati. Anche se sarebbe giusto e persino edificante che ci fosse.

Ma i nostri sono e resteranno paesi per vecchi ed è meglio mettersi l’animo in pace.

Ragionamento, appunto, da vecchio.

Marco de Andreis, da Crusoe.it

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Ottobre 22, 2010
"Telegramma: cercasi disperatamente politico berlusconiano per denuncia scandalo violazione segreto istruttorio e pubblicazione intercettazioni telefoniche e sms su caso Scazzi. Richiedesi intervento Ministro Alfano o almeno Capezzone. Rimanesi in fiduciosa attesa."

— Carmelo Palma (Facebook)

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Ottobre 19, 2010
La mappa delle centrali in Italia

Il “primo reattore” nucleare d’Italia sarà, con ogni probabilità, a Montalto di Castro, nel Lazio in provincia di Viterbo. Poi, in “pole position” per gli altri tre reattori che il governo ha in mente, l’area di Caorso in Emilia-Romagna e vicinissima alla Lombardia, quella di Chioggia (Venezia) e una tra Oristano in Sardegna e Nardò in Puglia.

 Questa una “ipotetica mappa” formulata dai Verdi per i siti del ritorno al nucleare in Italia. E, aggiungono i Verdi, per “il deposito nazionale di scorie radioattive” la meglio dovrebbe averla Scanzano Jonico in Basilicata. Le altre aree adatte a ospitare una centrale nucleare sono - sulla base della mappa dei Verdi - Monfalcone (in Friuli Venezia Giulia), Fossano e Trino (Piemonte), Scarlino (Toscana), San Benedetto del Tronto (Marche), Latina (Lazio), Termoli (Molise), Mola di Bari (Puglia) oppure tra Nardò e Manduria, Palma (Sicilia).

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Ottobre 11, 2010
Tra le richieste ce n’è una «Vip» E’ quella di Vanessa Incontrada

Tra i 278 follonichesi che hanno presentato un’osservazione al nuovo Regolamento urbanistico c’è anche Vanessa Incontrada. La showgirl vive a Follonica e ha chiesto al Comune la modifica della normativa urbanistica affinché possa realizzare «volumi interrati» nella sua proprietà in località Casa Valli. L’osservazione di Vanessa Incontrada è stata catalogata con il numero 152: risulta «parzialmente accolta» dagli uffici comunali. E come tale sarà votata in Consiglio.

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Settembre 20, 2010

“Quando la persona è niente, l’offesa è zero.”

Il litigio tra Anna Tatangelo e Milly d’Abbraccio

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Settembre 20, 2010
Migrazione di massa

Martedì sera, ore 20 e 06: Augusto Minzolini compare sullo schermo per l’ennesimo editoriale, circa 150 mila spettatori afferrano il telecomando e spengono la televisione. Sul finire del monologo altri 244 mila lasciano Raiuno e scappano verso il telegiornale di Enrico Mentana, sostituti da un gruppetto stanco di Tempesta d’Amore su Rete 4 e da 192 mila spettatori che accendono in quel momento la tv e beccano il fotogramma di Susanna Petruni che riprende la linea in studio. Morale dell’aritmetica: Minzolini ha perso 400 mila persone in centoventi secondi. Un record stratosferico, migliorato dal direttorissimo medesimo in ventiquatt’ore: l’edizione di martedì ha sfiorato il 27% di share per 6 milioni di spettatori, mercoledì disertano in 500 mila per un punto e mezzo di share

Il Fatto

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Settembre 20, 2010
Burger King e Pepsi

Pare che a breve sarà difficile mangiare un Whoper del Burger King con Pepsi!

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Settembre 9, 2010
Perché Grillo somiglia tanto a Berlusconi (di Curzio Maltese)

Fra le notizie quasi sempre mirabo­lanti della politica, quella che mi ha sorpreso meno è la nascita del partito dei grillini. Ricordo il giorno ín cui Beppe Grillo ha giurato in piazza, davanti a cen­tomila fedeli del vaffa, che mai il movi­mento si sarebbe candidato alle politiche. «Non saremo mai un partito, noi vogliamo distruggerli i partiti». Mi sono voltato e ho detto agli amici: «Accidenti, Beppe farà un partito per le prossime elezioni».

Da anni con Grillo mi regolo così, come con Berlusconi. Quando sfasciava i compu­ter sul palco ho capito che stava per diven­tare una star di internet. Grillo, va detto, è assai più spiritoso di Berlusconi, mediocre barzellettiere. Per il resto, i meccanismi dei due si assomigliano molto. Entrambi godono del seguito di masse di fedeli entu­siasti e inaccessibili a ogni argomento ra­ zionale, felici di credere a uno che raccon­ta baggianate. Li fa sentire meglio. Sono gli psicofarmaci della politica. Per entrambi il principio di non contraddizione non fun­ziona. Sono del resto gli unici due leader al mondo, dittatori a parte, a comparire da anni sui media senza contraddittorio.

Identico risulta anche il segreto della popolarità: offrono soluzioni semplici a problemi complessi. In caso di difficoltà, si ricorre al solito complotto. Per anni Beppe Grillo è stato il testimoniai dell’eco­nomia a idrogeno. L’auto a idrogeno, dice­va, è già pronta, ma un complotto ne im­pedisce la messa in produzione. Era vero il contrario. Petrolieri e case automobili­stiche sono state per vent’anni i principa­li sponsor della bufala chiamata idrogeno, utile a perpetuare la politica di spreco del petrolio. Che senso aveva infatti preoccu­parsi di consumare meno, se presto ci sa­rebbe stato l’idrogeno, pulito e a costo ze­ro? Poi la bufala si è rivelata tale.

Poi aveva scoperto le virtù di una palli­na colorata, la Biowashball, che «lava me­glio dei detersivi inquinanti». In effetti, la Biowashball non serve a nulla, se non ad arricchire i produttori. È un placebo del bucato. Ma chi se ne frega? Ti rispondono i grillini., Beppe è un eroe. Anche quando il paladino di internet si è opposto alla pub­blicazione in rete delle dichiarazioni dei redditi, decisa da Prodi. Ma la critica a Grillo, come a Berlusconi, è inutile. Tut­ta invidia, replicano i fan. Nella prossi­ma campagna elettorale sarà una gara fra lui e Silvio a chi promette di sconfig­gere prima il cancro. Entrambi avevano a suo tempo esaltato la miracolosa cura del dottor Di Bella.

da Venerdì di Repubblica, 13 agosto

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Settembre 6, 2010
Non esistono più le mezze stagione…

e il Barone Rosso (Siena) sta per chiudere

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Settembre 4, 2010

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Settembre 4, 2010
Guerre di massoneria. Le logge si contendono Siena

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Settembre 3, 2010
After Hours: Happy 9/02/10 Day!
That this isn’t a national holiday is nothing short of a travesty. (inb4 American dates are weird-looking.)

After Hours: Happy 9/02/10 Day!

That this isn’t a national holiday is nothing short of a travesty. (inb4 American dates are weird-looking.)

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