Dicembre 28, 2010
suggerimenti per la lettura

mass vat (2010), “Fallimento o assenza di mercato? Il caso della transazione globale in una prospettiva di Law and Economics”, International Journal of Law and Finance (IANUS), n. 2-3  

4:17pm  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy2KvcbV
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Novembre 18, 2010
unisi.it: all’asta la Certosa di Pontignano

Date le note difficoltà economiche, l’Università di Siena ha messo in vendita la Certosa di Pontigliano (qui il bando) per 68 milioni di euro.

Personalmente la bellezza spirituale e l’aria accademica di quel posto hanno segnato la mia vita da dottorando. Un privilegio, il mio!

Mi piace citare la descrizione che ne dà AN

e pensare che ho vissuto nell’appartamento 7 i primi tre mesi di dottorato, d’inverno, tra il vento che accarezzava le pietre, gli ulivi ondosi, la campana solitaria, gli studi notturni pieni di formule, l’incertezza del futuro e la passione per lo studio, per una universitas capace di possedere un convento in campagna, nel quale riflettere sul mondo…e poi le scuole estive, le prime in italia, quando nessuno sapeva ancora cosa fossero e molti premi NObel passati da li quando non lo erano ancora, Stiglitz, Maskin, Williamson, Diamond, tutti incantati dalla Certosa, dalla bellezza degli angoli italiani e dalla loro storia, fatta di gloria e di tragedie, di sapere e di disastri…

12:36pm  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy1Vvhf0
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Novembre 7, 2010

I soci raccontano: Piero Raspo. Sezione Soci Follonica (seconda parte)

2:56am  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy1PW4ju
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Novembre 7, 2010

I soci raccontano: Piero Raspo. Sezione Soci Follonica (prima parte)

2:56am  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy1PW2uZ
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Novembre 3, 2010
unisi.it

Ai componenti della nostra comunità universitaria

Il ritardo nella firma del decreto della mia nomina a rettore alimenta e protrae il clima di incertezza che da troppo tempo sta caratterizzando il nostro Ateneo. Si tratta di una situazione assai grave, che speriamo sia quanto prima risolta nel rispetto della volontà della nostra comunità e nel ritorno alla normale vita istituzionale. La mancanza di una guida certa e i ritardi operativi che ne deriveranno rendono ancor più complicata la nostra situazione finanziaria, già di per sé non facile, anche per la decisione di non coprire tempestivamente il vuoto amministrativo venutosi a creare il 15 settembre e per la scoperta di nuovi debiti nei confronti dell’Agenzia delle entrate. Il desiderio di un futuro diverso, chiaramente esplicitato nel voto del 21 luglio, implica che il risanamento finanziario e amministrativo sia accompagnato da una forte progettualità e da iniziative di rilancio della reputazione del nostro Ateneo, garantendo maggiore equità e trasparenza negli interventi. Su questi punti ho basato la mia proposta e ricevuto la vostra fiducia. Perché ciò si realizzi è necessario il convinto contributo di tutte le componenti della nostra Comunità, docenti, personale tecnico e amministrativo, studenti.

Da parte mia, ribadisco la più ferma volontà di essere il rettore di tutti, seguendo un’impostazione fortemente istituzionale, così da mantenere l’Ateneo pienamente indipendente rispetto alle strumentalizzazioni politiche che sembrano in atto intorno all’Università, per logiche che la travalicano e nelle quali non dobbiamo essere coinvolti. Solo così, insieme, esprimendo il massimo rispetto per le istituzioni, superando qualsiasi divisione interna e conservando lucidità e senso di responsabilità, possiamo e dobbiamo evitare che venga messa in discussione la storia, il prestigio e l’autonomia del nostro Ateneo.

Angelo Riccaboni

6:41pm  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy1NkRw7
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Ottobre 31, 2010
L’Italia affonda (a detta della Lega Ticinese)

E se dall’Europa guardiamo all’Italia, che di sicuro sta peggio di Germania e Francia, e magari dell’Inghilterra, un’Italia che sta uscendo lentamente dalla crisi e che può ancora ricadere in quella maledizione che alcuni chiamano “default” ma noi chiamiamo fallimento, non ci sarebbe molto da stare allegri. Ma gli italiani sono un popolo così: al Consiglio dei ministri Berlusconi quando c’è racconta barzellette […]

Tutti assieme, felicemente, governo e opposizione, e anche gli italiani che non vanno a votare, pensano ai “talk show!, all’omicidio di Avetrana e alla casa dei Fini a Montecarlo e alle ville di Berlusconi ad Antigua. Nessuno pensa alle vere verità, quelle più scomode.

L’Italia senza immergersi subito in un bagno di realtà è un paese sul ciglio del burrone. Basterebbero tre rivolte come quelle dei napoletani sulle discariche dei rifiuti per farla precipitare.

Giuliano Bignasca, Presidente del movimento della Lega Ticinese

12:29pm  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy1MAT7O
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Ottobre 29, 2010
Italia, Civilization 5

Giorgia Meloni (politiche giovanili) venerdì alle 19 parlerà di videogame e del loro aspetto educativo e lancerà l’idea di realizzare il primo gioco elettronico dedicato all’Unità d’Italia. Una sorta di Civilitation 5 con personaggi risorgimentali e la ricostruzione esatta di quegli “anni formidabili”. Segno dell’evoluzione dei tempi e di una rassegna, Lucca and Comics appunto, diventata una vetrina nazionale e internazionale dagli interessi trasversali.

11:04am  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy1LGh9E
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Ottobre 22, 2010
Gli equivoci della libertà (e del potere)

mv da coffeeparty.it

Parafrasando quanto scriveva Williamson (The Economic Institutions of Capitalism. Firms, Markets, Relational Contracting, 1985, p. 238) sul concetto di potere, si potrebbe dire che il problema principale del concetto di libertà è che è “invoked to explain virtually anything”. Seppure appare value-dependent, cercheremo di definire tale concetto in una prospettiva laica, quasi logica.

Per tale scopo si farà riferimento all’approccio alla teoria delle relazioni giuridiche come inizialmente sistematizzato dal giurista americano W.N. Hohfeld e di seguito esteso dall’economista istituzionalista J.R. Commons (per un’introduzione sulla tematica si veda M. Vatiero, Understanding Power. A ‘Law and Economics’ Approach, 2009).

Di solito si tende a trascurare il carattere relazionale degli scambi di mercato e soprattutto delle posizioni giuridiche, focalizzandosi sullo scambio di cose (input-output) piuttosto che sulle interazioni delle persone coinvolte in quello scambio. Robinson Crusoe nell’isola deserta non attuava scambi di mercato, né parimenti aveva necessità di diritti o libertà. Con l’arrivo di Venerdì, le relazioni sociali (come lo scambio) e le relazioni giuridiche (come la libertà) emergono seppure in forme primitive.
Questo a testimoniare che la socialità è alla base del mercato e del diritto. La socialità permette inoltre di estendere il significato di scarsità economica. Robinson con l’arrivo di Venerdì dovrà considerare non solo la scarsità naturale dei beni che l’isola gli permette di consumare, ma anche
la scarsità sociale delle posizioni giuridiche: se per qualche ragione Venerdì è libero di girare nudo per l’isola, Robinson è soggetto a provare imbarazzo data la sua educazione; viceversa, se per qualche ragione Robinsonha il diritto/libertà a non sentirsi imbarazzato, Venerdì è soggetto a dover indossare degli indumenti.

Ovviamente una libertà/diritto esclude l’altra, per definizione, e crea un rapporto di posizionalità tra i soggetti. In maniera del tutto analoga a quanto dimostrava Ronald H. Coase nel suo The Problem of Social Cost per quanto riguarda le esternalità, anche i diritti/libertà hanno natura di reciprocità. Questo significa - in un’ottica laica - che la libertà di Robinson non vale necessariamente di più o di meno della libertà di Venerdì, ma che soprattutto la prima (come la seconda) costano all’altro in termini di propri diritti e doveri.

Questa prospettiva in cui ogni scelta di assetto dei diritti-doveri-libertà è una scelta tragica à la Calabresi (o quasi) permette di comprendere perchè, per esempio, estendere i diritti civili piuttosto che abolire l’INPS, non sono proposte zero-cost e forse neanche low-cost.

1:00pm  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy1Hr3Nt
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Ottobre 22, 2010
Gli interessi dei giovani nel paese per vecchi

Il post di Mauro Maré sul paradosso francese – giovani che manifestano per mantenere un sistema pensionistico che li danneggia – pone alcune domande la cui grande importanza sta nel fatto che mai ce le poniamo davvero, convinti come siamo che le risposte siano ovvie.

Difatti “ovvio” è proprio l’aggettivo che Mauro usa per definire il “contrasto di interessi” tra generazioni. “Possibile che i giovani non abbiano capito …che per avere un futuro meno grigio, i figli dovranno chiedere una minore protezione per i padri…[e addirittura]… un innalzamento dell’età pensionabile molto al di sopra dei 62 anni”?

Ma proprio qui sta il punto. I giovani non l’hanno capito, e non solo in Francia, perché il “contrasto di interessi” è “ovvio” solo a un pugno di mosche, gente che frequenta questo sito e altri analoghi, che ha confidenza con problemi relativamente sofisticati di demografia, finanza pubblica e politica economica. Ma gente che, allo stesso tempo, proprio perché ha capito benissimo la portata potenziale del problema collabora con uno sforzo generico e generalizzato – una specie di congiura del silenzio – a non farlo esplodere.

La speranza di noi tutti – diciamocelo – è che i primi a prendere la grossa fregatura, cioè una pensione tardiva e di scarsissima consistenza monetaria, se ne accorgano quando è troppo tardi, cioè quando quelli che li hanno sfruttati godendo invece di una pensione precoce e consistente, sono morti o stanno morendo.

Lo sappiamo tutti ma ci guardiamo bene dal dirlo: l’unica soluzione giusta – se il termine giustizia ha ancora un senso – sarebbe quella di tagliare tutte le pensioni subito, comprese quelle in corso. Sarebbe di ricalcolare secondo i parametri del sistema contributivo gli assegni ora erogati col sistema retributivo, riducendoli di conseguenza. Sarebbe di innalzare l’età pensionabile subito per uomini e donni di quanto è ragionevole alla luce dell’aumento della speranza di vita, senza scalini, scaloni e altri intermezzi – lasciando la sola facoltà agli individui di anticipare entro certi limiti l’andata in pensione in cambio di un riduzione del proprio coefficiente di trasformazione.

Ma questo non si può fare – e forse nemmeno dire – per via di un tabù che recita: “i diritti acquisiti non si toccano”. E siccome i diritti acquisiti non si toccano non ci resta che creare un mercato del lavoro duale – garantiti e non garantiti – e un sistema pensionistico triale (si dice così?) – uno generoso per i vecchi di adesso, uno passabile per i giovani garantiti di adesso e uno avarissimo per i giovani non garantiti di adesso.

Già perché tutti i confronti che circolano tra il sistema retributivo e quello contributivo fanno per quest’ultimo l’ipotesi fortissima di lavoro dipendente classico per minimo 35 anni filati. E i sempre più numerosi lavoratori atipici che lavorano e lavoreranno on and off, ritrovandosi al momento della pensione con meno, talvolta molto meno, di 35 anni di contributi capitalizzati, per di più di modesta entità?

Sbagliando, continuiamo a ragionare con le categorie mentali dell’economia dei secoli passati. Grandi masse indifferenziate di operai e contadini salariati. Mentre la nostra è un’economia di servizi con sempre più lavoratori indipendenti, sempre meno operai e quasi nessun contadino.

Elenco qualche altro motivo, oltre a quella che ho chiamato “una specie di congiura del silenzio” per cui i giovani non prendono consapevolezza del problema.

Primo, l’ho già detto, bisogna fare due conti. Negli Stati Uniti varie indagini sulle inclinazioni dell’elettorato hanno dimostrato che più un candidato a una carica pubblica cita e maneggia numeri e fa ragionamenti astratti, meno viene eletto. Segno che alla maggior parte delle persone non piace fare due conti.

Secondo, si tratta – lo sappiamo, è una vecchia storia – di un futuro distante perché un giovane se ne preoccupi seriamente. Specialmente un giovane che ha il problema assai più immediato e pressante di trovare un lavoro stabile.

Terzo, sono soldi pubblici e i soldi pubblici nella maggior parte delle teste sono soldi di tutti e di nessuno, soldi che si creano dal niente e che non si esauriscono, soldi che violano il secondo principio della termodinamica. Le pensioni vengono insomma scambiate per un bene pubblico, ma purtroppo non lo sono affatto.

Quarto, l’interesse diretto di un giovane qualunque all’innalzamento hic et nunc dell’età pensionistica non è così evidente. Da un lato c’è un interesse astratto o lontano nel tempo – la sostenibilità della finanza pubblica, la propria futura pensione – dall’altro c’è il fatto concreto che ogni lavoratore anziano che NON va in pensione è un posto di lavoro, o una progressione di carriera, in meno.

Sì, lo so, la fallacia del lavoro come lump sum. Se c’è crescita economica (ma c’è, dove sta?) si creano altri posti di lavoro e il tasso d’occupazione aumenta. Ma questo è un altro ragionamento astratto. Che deve augurarsi un giovane che intraprende oggi la carriera universitaria, che gli ordinari continuino a poter andare in pensione oltre i 70 anni, o che si tolgano dai piedi ben prima?

Quinto, tra i parassiti sfruttatori ci sono i propri genitori. I quali con tutta probabilità sussidiano il presente dei figli con qualche trasferimento, oppure ne sussidieranno il futuro attraverso la trasmissione di un patrimonio intatto o accresciuto. Tutto ciò equivale, secondo me, a trasferire il nocciolo del problema dal governo alle famiglie – evitando al primo seri grattacapi e scelte difficili.

Per far prendere coscienza ai giovani servirebbero pensionati sfrontatamente bon vivant che si mangiano tutto, rendita e patrimonio, fino all’ultimo euro. Ma non ce ne sono molti in giro – almeno tra quelli che hanno figli.

Insomma per tutte queste ragioni, mi dispiace per Mauro ma non ci sarà, io credo, alcuna manifestazione di giovani precari contro gli interessi dei vecchi privilegiati. Anche se sarebbe giusto e persino edificante che ci fosse.

Ma i nostri sono e resteranno paesi per vecchi ed è meglio mettersi l’animo in pace.

Ragionamento, appunto, da vecchio.

Marco de Andreis, da Crusoe.it

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Ottobre 19, 2010
La mappa delle centrali in Italia

Il “primo reattore” nucleare d’Italia sarà, con ogni probabilità, a Montalto di Castro, nel Lazio in provincia di Viterbo. Poi, in “pole position” per gli altri tre reattori che il governo ha in mente, l’area di Caorso in Emilia-Romagna e vicinissima alla Lombardia, quella di Chioggia (Venezia) e una tra Oristano in Sardegna e Nardò in Puglia.

 Questa una “ipotetica mappa” formulata dai Verdi per i siti del ritorno al nucleare in Italia. E, aggiungono i Verdi, per “il deposito nazionale di scorie radioattive” la meglio dovrebbe averla Scanzano Jonico in Basilicata. Le altre aree adatte a ospitare una centrale nucleare sono - sulla base della mappa dei Verdi - Monfalcone (in Friuli Venezia Giulia), Fossano e Trino (Piemonte), Scarlino (Toscana), San Benedetto del Tronto (Marche), Latina (Lazio), Termoli (Molise), Mola di Bari (Puglia) oppure tra Nardò e Manduria, Palma (Sicilia).

10:53pm  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy1GgYle
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Ottobre 13, 2010
Premio Nobel dell’economia 2010: Diamond, Mortensen e Pissarides

di Massimiliano Vatiero per mpnews

Il Premio Nobel 2010 all’economia è stato assegnato a Peter Diamond, Dale Mortensen e Cristopher Pissarides per la loro analisi dei mercati con “vischiosità” (frizioni), in particolare nel caso del mercato del lavoro. 

I modelli sviluppati dai tre premiati studiano le politiche economiche che aumentano o riducono tali vischiosità. Il premio quindi riporta al centro dell’attenzione accademica lo studio delle condizioni della (dis-)occupazione, in un momento in cui la crisi globale obbliga i governi a ricercare policy efficienti e low-cost per contrastare la disoccupazione.

Peter Diamond insegna economia pubblica al MIT. Dei tre è forse il più eclettico e di certo il più noto, avendo fornito contributi in diversi campi dell’economia, a cominciare dall’economia del benessere. Merita di essere ricordato in tal senso il teorema di Diamond-Mirrless (quest’ultimo già premio Nobel nel 1996). Di recente la sua candidatura nel Board della Federal Reserve, voluta dal Presidente Obama, è stata bocciata dal Senato ostacolata in particolare dai Repubblicani.

Più specifico è invece il campo di ricerca di Dale Mortensen (Northwestrn University) e del cipriota Pissarides (London School of Economics). Ambedue, anche in lavori scritti insieme, hanno infatti concentrato la propria analisi sul mercato del lavoro. 

In Italia, Tito Boeri ha seguito e segue alcuni dei risultati di questi due autori nell’avanzare proposte di riforma del Welfare State italiano. 

In sintesi, il filone di ricerca per cui i tre sono stati premiati può essere fatto risalire agli anni 60-70 quando autori come Alchian e Phelps hanno proposto lo studio delle frizioni all’interno del mercato del lavoro, oggi noto come search theory

L’intuizione di base di questa teoria è che la disoccupazione sia dovuta al fatto che l’attività di ricerca nel mercato del lavoro sia un’attività rilevantemente costosa. Emerge quindi un problema di massimizzazione del tempo tra lavoro e tempo libero, a cui si aggiunge il tempo speso nell’attività di ricerca di un nuovo o migliore posto di lavoro. Per una survey liberamente accessibile sul tema si rimanda a un articolo di Dale Mortensen, sebbene un po’ datato e in inglese, QUI. La search theory è stata negli anni 70-80 affinata dai modelli di matching, di cui i tre vincitori del premio hanno fornito i contributi più importanti. Paul Diamond ha analizzato i problemi di matching nell’intera economia evidenziando la possibilità di equilibri multipli, mentre Mortensen e Pissarides si sono focalizzati, come detto, in particolare sul mercato del lavoro.

Probabilmente la maggior debolezza di questa impostazione è che per certi gradi le vischiosità sono descritte ma non fondate teoricamente. Quel che si ottiene è una teoria in grado di stimare il matching, ma che lascia oscuri, in una black-box, i motivi teorici della costosità di tale processo. A testimonianza di questo si veda l’articolo di Pissarides scritto a quattro mani con l’italiana Barbara Petrongolo, proprio dal titolo Looking into the Black Box: A Survey of the Matching Function (JEL, 2001). Questo ci permette quindi di tracciare un interessante punto di incontro possibile tra i Nobel 2010 e i Nobel 2009 (Ostrom-Williamson), dato che questi ultimi hanno fornito una micro-fondazione delle frizioni del mercato nota come Teoria dei Costi di Transazione.

da mpnews


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Settembre 23, 2010
Si torna a parlare di salario minimo garantito

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Settembre 20, 2010
Burger King e Pepsi

Pare che a breve sarà difficile mangiare un Whoper del Burger King con Pepsi!

1:05am  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy14ivcF
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Settembre 15, 2010

grazie a Matteo per avermela “dedicata”

7:48pm  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy13CEiL
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Settembre 12, 2010

10:00am  |   URL: http://tmblr.co/Zt1UXy126abL
  
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